Il mio laboratorio hobbyistico di falegnameria e' situato in un Dammuso, una antica
costruzione tipicamente siciliana, con tetto a cupola, realizzato con
blocchi di pietra senza l'uso di cemento, la cui fondazione nella roccia
risale alla medioevale Palatiolum, di fronte ai resti del Castello, nel
quartiere di San Paolo.
Entrando nel laboratorio, si respira gia' l'aria antica di un'epoca passata,
dove il lavoro artigianale e la semplicita' robusta si riassumono nel mio
lavoro. Le pareti sono occupate dai miei attrezzi e strumenti da lavoro e
dai diversi materiali da costruzione. C'e' bisogno di spazio per creare un
nuovo pezzo: stiamo parlando del famoso tavolo da lavoro. Sul tavolo taglio,
intaglio, scolpisco, incollo e vernicio, insomma realizzo e rifinisco l'
opera.
Un discorso particolare va fatto relativamente ai materiali utilizzati ed
alle tecniche di lavorazione.
L'acqua utilizzata per le lavorazioni, i lavaggi, le diluizioni, e' l'acqua
delle sorgenti della vallata del Fiume Anapo, nei pressi della antica
stazione ferroviaria di Palazzolo Acreide, ora in rovina; inaugurata il 19
Luglio 1915, dopo oltre trent'anni di accese discussioni (il primo progetto
di massima redatto da Luigi Mauceri e' del 1884), venne interamente attivata
al servizio pubblico il 26-7-1923 e raggiunse il massimo della sua
valorizzazione nel 1933, quando il Re Vittorio Emanuele III si reco', facendo
uso del trenino, alla Necropoli di Pantalica. Durante l'ultima guerra la
piccola ferrovia venne requisita dalle truppe alleate per il trasporto di
uomini e materiali verso la roccaforte di Palazzolo che venne conquistata,
con gravissime perdite, tra l'1 ed il 5 agosto 1943. Dopo oltre quaranta anni
di attivita' venne dismessa alle ore 9,30 del 30-6-1956.
L'acqua viene raccolta come sgorga dalle rocce e conservata in
bottiglioni di vetro scuro. Preferisco usare quest'acqua sorgiva,
anziche' quella dei rubinetti, per evitare residui metallici e per non
rovinare l'unione alchemica dei materiali usati.
Generalmente e quando possibile preparo da solo le vernici, cuocendo e
mischiando diverse resine vegetali, solventi (alcool o olii essenziali),
olii essiccativi e sostanze coloranti naturali.
Tra le vernici naturali uso spesso la propoli, che ha anche proprieta' anti
tarlo, ma anche l'ambra liquida o gomma lacca, disciolti in spirito di vino.
La cera d'api viene usata per le rifiniture. Inoltre utilizzo per la
finitura la vernice trasparente nautica, per proteggere il lavoro finito.
Altre vernici sono di volta in volta utilizzate a seconda delle
applicazioni. Le tinture sul legno sono realizzate con coloranti naturali
come il mallo di noce, o tinture d'erbe, diluite in
spirito di vino o acqua, nonche' inchiostri di china purissima.
La resina di larice o trementina di venezia, l'olio di lino o
altre sostanze simili, si prestano (oltre ad essere facilmente reperibili e
note fino dai tempi piu' remoti) ad essere facilmente lavorate e trasformate.
La bellezza di queste vernici naturali, che mi stupisce sempre e mi
accompagna ad ogni preparazione, e' nella varieta' dei colori che si possono
presentare, pur mantenendo le stesse proprieta' e composizione dei
materiali.
Il legno gia' rifinito, viene preparato alla verniciatura bagnandolo e
ripetendo poi la rifinitura con carta abrasiva; questa operazione puo'
essere anche reiterata piu' volte, a seconda della superficie che si vuole
ottenere.
Normalmente, la vernice viene stesa con un pennello molto morbido,
stratificando ogni mano sulla precedente gia' asciutta. Gli strati iniziali
sono privi del principio colorante, per non macchiare il legno.
Durante tutto il procedimento, la vernice viene levigata varie volte con
degli abrasivi finissimi, per togliere i segni delle pennellate.
Il numero di strati e' molto variabile e dipende dalla consistenza della
vernice, dallo spessore e dal colore che voglio ottenere.
Quando la vernice ha raggiunto il colore desiderato, applico
qualche strato di flatting trasparente nautico per imbarcazioni, per non
esporre direttamente lo strato colorato all'eventuale usura e per proteggere
il pezzo finito.
Nella mia ricerca di materiali ecocompatibili, ho preferito
usare colle viniliche anziche' di derivazione animale; queste ultime sono
molto difficili da realizzare, e con il tempo danno problemi di muffe e
funghi e 'tragici' risultati quando si affrontano lunghi viaggi nei vani
bagaglio degli aerei. Le colle di tipo vinilico sono usate pressoche'
universalmente per lavori in legno; queste richiedono la giusta miscelazione
con acqua e lunghi tempi di asciugatura sotto pressa o morsetti, ma
garantiscono un fissaggio naturale e pressoche' eterno. Per particolari
situazioni uso inoltre usate colle speciali il cui uso deriva
dall'ambito modellistico.
La regola di un restauratore e' di non alterare l'aspetto di
un pezzo; cosi' il vissuto di un pezzo di legno modifica spesso il suo
carattere originale. Gli effetti del tempo, l'ossidazione della superficie,
l'utilizzo, a volte secolare, da parte dei vari possessori, danno spesso al
legno una patina molto attraente. Purtroppo, incidenti e riparazioni
maldestre, verniciature, uso pesante, possono rendere difficilmente
utilizzabile il pezzo, in senso estetico e funzionale.
Comunque tutto questo fa parte della sua personalita'. Per questo motivo, non
intervengo mai in modo vistoso, lasciando al legno quei segni che ne
identificano vita e storia: in questo senso, il restauro migliore e' quello
invisibile. Cosi', l'uso di legni che hanno un vissuto, una storia da
raccontare, come legni provenienti da antiche casse, da scavi di vecchi
pescherecci, da travi o pavimenti di antiche case, conferiscono ai
pezzi finiti una personalita' unica e fuori dal comune.
Alla fine della lavorazione, ogni pezzo viene da me firmato e numerato.
Qui potete guardare una galleria di foto del
laboratorio.